“Molte associazioni oggi sembrano vivere solo di eventi, incapaci di costruire percorsi duraturi. Riempiono spazi ma non creano legami, e tra un incontro e l’altro la partecipazione si disperde, lasciando vuoti dove potevano nascere comunità. Chi prova a portare riflessioni serie, a segnalare disagi o contraddizioni, viene subito neutralizzato: l’arma principale è l’etichettatura, la riduzione del pensiero altrui a semplice difetto personale, come il ‘sei prolisso’. Così il contenuto perde valore, e l’associazionismo si trasforma in intrattenimento leggero, incapace di crescere insieme ai suoi membri. Il meccanismo è più sottile di un semplice disaccordo: si tratta di un condizionamento silenzioso dei partecipanti. Chi osa pensare in profondità o sollevare critiche viene subito marginalizzato, etichettato o ridicolizzato, inducendo autocensura e passività. Gli eventi e le attività associative diventano intrattenimento continuo, misurato in presenze e applausi piuttosto che in relazioni...
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